Oleoturismo
Venerdì 21 Aprile 2023
Passo della Palomba: pionieri dell’oleoturismo
Esperienze sensoriali e corsi di avvicinamento, l’azienda sviluppa il suo business grazie al turismo dell’olio.
di Isabella LanaroQuando l'antica cultura mediterranea incontra il paesaggio ticinese, nasce un percorso che celebra l'oro verde del lago di Lugano.
di Redazione Oil MeridianTra Castagnola e Gandria, dove il lago di Lugano riflette il verde dei terrazzamenti e il clima mediterraneo accarezza le sponde del Ceresio, si snoda un percorso unico che racconta millenni di storia olivicola. Il Sentiero dell'Olivo non è una semplice passeggiata panoramica, ma un viaggio nel tempo e nella cultura dell'olio d'oliva, dove ogni passo rivela testimonianze di un'antica tradizione che resiste e si rinnova.
Nel luglio 2002, l'Associazione Amici dell'Olivo inaugurava questo progetto visionario, frutto della collaborazione tra enti pubblici, privati e istituzioni culturali. Il presidente Claudio Tamborini e il suo team avevano scommesso su un territorio vocato ma dimenticato, dove gli oliveti esistevano già nell'VIII secolo, come documentano atti di vendita del 769. La sfida era chiara: riportare l'olivo sulle rive del Ceresio, recuperando antichi terrazzamenti abbandonati e ricostruendo un paesaggio che gli inverni rigidi del 1494, 1600, 1709 e soprattutto del 1985 avevano quasi cancellato.
Il percorso, accessibile sia da Castagnola che da Gandria, si sviluppa attraverso zone di altissimo valore paesaggistico, dove sono stati reimpiantati oliveti con criteri moderni ma nel rispetto della tradizione. In località Nusera, 72 piante delle varietà Frantoio, Leccino e Pendolino crescono su terrazzamenti sostenuti da muri a secco restaurati. A Rozza, un oliveto gestito secondo i principi dell'agricoltura biologica di Bio-Suisse testimonia l'impegno verso la sostenibilità ambientale.
Lungo il sentiero, 18 tavole informative trasformano la camminata in un'esperienza didattica coinvolgente. Si parte dalla portata mondiale dell'olivicoltura – con i suoi 800 milioni di piante coltivate nel mondo – per arrivare ai dettagli più tecnici: dalla classificazione botanica alle tecniche di raccolta, dalla lotta ai parassiti agli effetti benefici dell'olio sulla salute. Ogni tavola è posizionata come un leggìo naturale, invitando il visitatore a sostare e approfondire.
Particolarmente suggestivo è il passaggio davanti alla Casa Comunale di Gandria, dove una riproduzione fedele di un'antica mola in pietra – realizzata dagli apprendisti scalpellini della Divisione della Formazione Professionale – ricorda i metodi tradizionali di frangitura delle olive. L'originale, ritrovato nella cantina de La Filanda, appartiene a quella memoria storica che il progetto vuole preservare e valorizzare.
Al pontile di Gandria si può ammirare un olivo secolare di circa 10 metri, detto del "Carlin", testimone vivente di un passato in cui questi alberi caratterizzavano il paesaggio lacustre. Nelle vicinanze, il negozio Arcovia conserva lo stemma dei Verda de Olivetis, famiglia patrizia gandriense del Cinquecento, il cui cognome stesso celebrava il legame con l'olivicoltura.
Oggi l'Associazione Amici dell'Olivo conta oltre 250 soci e collabora attivamente con il Servizio fitosanitario cantonale e con i produttori locali. Due frantoi sono operativi in Ticino, a Losone e Sonvico, dove si trasformano le olive delle cultivar Leccino, Frantoio, Casaliva e Taggiasca. L'olio che ne deriva – riconosciuto con la denominazione DOC del Ceresio – si distingue per il colore giallo verdolino, i sentori di sedano e pomodoro verde, il gusto di carciofo e mandorla con finale leggermente piccante.
Un prodotto di nicchia, certamente, ma che racconta l'identità di un territorio dove il microclima permette quella stessa flora mediterranea che invano si cercherebbe nella vallata del Po. Un olio che i ristoranti gandriensi – dal Moosmann al Bellavista, dal Roccabella al Miralago – possono proporre come espressione autentica del territorio.
Il Sentiero dell'Olivo è più di un itinerario turistico: è un manifesto di come la valorizzazione del paesaggio possa coniugare ambiente, storia, economia e cultura. I terrazzamenti recuperati, i muri a secco restaurati, gli oliveti biologici sono testimonianza di un approccio che vede nell'agricoltura non solo produzione ma anche cura del territorio e delle sue fragilità.
Per chi percorre questo sentiero – raggiungibile anche via lago con il battello o a piedi da San Domenico – ogni curva offre una nuova prospettiva: il lago che si apre tra gli olivi, i borghi aggrappati alla roccia, le vecchie piante che dialogano con quelle giovani. È un percorso che invita a rallentare, a osservare, a comprendere quanto lavoro e quanta passione ci vogliano per produrre quel filo d'oro che sulla tavola sembra così naturale.
In un'epoca che riscopre il valore dei prodotti locali e della sostenibilità, il Sentiero dell'Olivo rappresenta un modello virtuoso di come tradizione e innovazione possano convivere, creando valore economico, culturale e paesaggistico. Un esempio da cui il mondo del vino – così attento al territorio e alla sua valorizzazione – può trarre ispirazione.

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