Salute e Ambiente
Lunedì 9 Febbraio 2026
Cambiamento climatico e sostenibilità: la nuova frontiera dell’olivicoltura
Resilienza produttiva, innovazione agronomica e gestione delle risorse
di Paolo FrigoLe oscillazioni dei fenomeni meteorologici influenzano lo sviluppo naturale dell'oliva, creano incertezza per i produttori e spingono al ribasso i prezzi. La produzione di olio d'oliva sta cambiando ovunque e sta diventando più complessa.
di Emanuele FiorioPer generazioni, le famiglie in tutto il bacino del Mediterraneo, si sono affidate all'olivo d'oliva, grazie al fatto che l'albero cresce naturalmente in questa parte del mondo e, per secoli, le olive sono state affidabili come la pioggia, il vento ed il sole.
Ma nelle nostre regioni produttrici, il clima mutevole sta rendendo l'attività di raccolta sempre più incerta e irregolare. Nonostante il meteo diventi sempre più anomalo, la produzione di olio d'oliva è diventata non solo un'arte, ma anche una scienza.
Gli olivi sono robusti e crescono naturalmente in tutta la zona mediterranea, ma produrre olio d'oliva di alta qualità significa coltivare le migliori olive e questo è difficile. Il cambiamento climatico non sta certo rendendo il lavoro più semplice.
Come segnala Kamyar Razavi sulle pagine di Global News, le oscillazioni dei fenomeni meteorologici - troppa pioggia, poca pioggia, gelo troppo presto o troppo tardi - influenzano lo sviluppo naturale dell'oliva e creano incertezza per i produttori.
Selina Wang, esperta di scienze alimentari presso l'Università della California evidenzia che "dal punto di vista della qualità, gli agricoltori e i produttori dovranno prestare più attenzione di quanto abbiano mai fatto prima. Prima, sapevi cosa aspettarti: la raccolta aveva determinate tempistiche, lo stesso valeva per l’irrigazione. Ora dobbiamo cambiare tutto".
Tornando all’Italia, nel 2017 in Calabria un'insolita ondata di aria fredda ha colpito gli uliveti all'inizio del ciclo di raccolta.
Negli ultimi due inverni, il tempo mite è stato una ulteriore preoccupazione, dato che l'olivo ha bisogno di notti costantemente fredde per evitare che si sviluppi la Bactrocera oleae, detta volgarmente Mosca dell'olivo, in grado di devastare gli alberi.
"Se l'inverno non è freddo e gli insetti sopravvivono, si moltiplicano e attaccano gli olivi", testimonia Morisani. produttore di olio d'oliva di alta gamma in Calabria. “La mosca può distruggere un intero albero in pochi giorni. È incredibile".
"Non abbiamo gli stessi fenomeni piovosi del passato” aggiunge “O c'è troppa pioggia, le cosiddette “bombe d'acqua”, o c’è secco, completamente secco".
Dall’altro capo del mondo, in California, l'olio d'oliva è un business in crescita, e lì, come nel nostro stivale, il tempo irregolare è fonte di notevoli preoccupazioni.
"Dovrebbe esserci più freddo e più a lungo", sottolinea Michael Fox, che gestisce il California Olive Ranch, uno dei maggiori produttori statunitensi di olio d'oliva. Fox ha visto susseguirsi tre anni costantemente fuori dagli standard, aggravati l'anno scorso dalle condizioni di estrema siccità.
Ma, come altri produttori in tutto il mondo, il suo operato si affida ai progressi della pedologia e alle tecniche rigenerative che consentono agli alberi di rimanere sani più a lungo: "Stiamo cercando di creare un ambiente di batteri sani nei nostri terreni” aggiunge Fox.
L’influenza del cambiamento climatico sull'economia globale dell’olio
In un documento accademico del 2014, i ricercatori alimentari con sede in Italia e in California hanno previsto che il riscaldamento del pianeta avrebbe aperto espanso la coltivazione dell’olivo a più regioni nella zona mediterranea, in particolare il Nord Africa e alcune nuove zone in Italia.
L'aumento della produzione significa più raccolti, questa è la buona notizia.
Il rischio, tuttavia, è che un mercato internazionale inondato di olio d'oliva spinga al ribasso i prezzi per i produttori.
Ne è convinto Luigi Ponti, ricercatore dell'ENEA (Agenzia nazionale italiana per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile): "La maggior preoccupazione per i coltivatori è il prezzo molto basso delle olive. L'olio d'oliva viene venduto in grandi quantità nei supermercati. I produttori non hanno molto potere nel determinare i prezzi e nel mantenere un livello ragionevole di margine".
Clima di incertezza
Nessuno si aspetta che le olive spariscano presto dall'Italia, dalla Spagna, dalla Grecia o dalla Tunisia. Ma il rapporto degli agricoltori con l'oliva sta cambiando ovunque e sta diventando più complesso.
Sylvain Charlebois, professore di scienze dell’alimentazione alla Dalhousie University, rileva che: "La sfida riguarda la capacità di prevedere i fenomeni climatici con adeguato anticipo”.
Il cambiamento del clima, non permette più come un tempo di piantare gli olivi e aspettare che diano frutti. Nell'azienda agricola in Calabria, Morisani ha dovuto subire bombe d'acqua, tornado e intensi colpi di vento che minacciano costantemente le sue coltivazioni: "Non siamo noi a gestire il nostro business, sono gli ulivi a gestire il nostro business".

Resilienza produttiva, innovazione agronomica e gestione delle risorse
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